L’uomo è fatto per la comunione

Carissimi,

l’uomo è fatto per la comunione ed è la relazione: si realizza nel dialogo e si aliena nella solitudine. Nella storia delle volte vediamo dei fenomeni dove prevale il sopraffare, ci sono diversi modi di parlare: aperto all’ascolto, un parlare alla pari, (nella libertà, nella stima, nel rispetto dell’altro) e c’è un parlare che pretende di imporsi, c’è un parlare che unisce e un parlare che divide.

Il Concilio indica con molta precisione il compito della Chiesa, definendola «segno e strumento della intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano». La Chiese è – e sforzare di essere – il luogo e il tempo in cui l’unità dei popoli affiora e si intravede l’incontro fra tutti gli uomini: la sua vocazione è quella di riunire.

Con la Verità (lo Spirito) donatoci la sera di quel 50° giorno – continuamente Confermato e donato nel giorno del Battesimo – che ricordava il Dono delle 10 parole per vivere alla presenza di Dio, ci fa vivere e pregustare la bellezza di cui tutti cerchiamo di dire qualcosa, che desideriamo ma non vediamo la sua pienezza: l’armonia sincera e vera fra le persone.

Lo Spirito Santo, la Verità che Genera Vita ci aiuta a comprendere le attenzioni fondamentali per essere e formare la Comunità Cristiana:

Prima condizione: lo spirito di servizio.

«Se uno vuole essere primo, si consideri l’ultimo di tutti e si faccia servo di tutti». La dignità di una persona non sta nel posto che occupa, nel lavoro che svolge, nelle cose che possiede, nel successo che ottiene: la grandezza si misura unicamente sullo spirito di servizio e di servizio a tutti.

Seconda condizione: l’accoglienza.

«Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome». Il verbo accogliere significa ascoltare, rendersi disponibile, ospitare: soprattutto richiede la capacità di lasciarsi “sconvolgere” (nelle proprie abitudini e nei propri schemi), questo vale anche per la Comunità di essere al Servizio e all’Accoglienza nello stile di Dio e dell’umano che iscritto in ogni persona. Quando si parla di “piccoli” o di “bambini” nel vangelo rappresentano i trascurati, quelli che non contano e che nessuno accoglie: Gesù li ha cercati, ha avuto del tempo, delle parole e amore; non ha mai ritenuto di avere qualcosa più importante e urgente da fare.

Terza condizione: il superamento dell’integrismo.

«Maestro, abbiamo visto un tale, che non era dei nostri, che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito». Dietro questa rimostranza c’è l’egoismo di gruppo o di comunità. L’invidia o vedere la possibilità che altri facciano del bene, ogni persona porta «l’Immagine e Somiglianza» di Dio. Per questo è necessario andare oltre se si conosce Gesù: Gesù nella Pasqua non si ferma a mangiare l’agnello e le erbe amare, ma prende il pane e dice “questo è il mio corpo”, prende l’asciugamano e il catino e lava i piedi, prende il “boccone” e lo da a Giuda, nell’orto degli ulivi chiame Giuda “Amico”, guarda Pietro nel cortile del governatore ed inizia un nuovo giorno-vita, ecc. Forse non è facile mangiare l’agnello e le erbe amare nel ricordo della Libertà donata! Ma c’è il dopo.

Quarta condizione: il rispetto delle coscienze.

«Chi scandalizza uno di questi piccoli. . .». C’è una “durezza” nella fede e nella verità e nelle esigenze della giustizia, ma che non per questo si deve tacere o nascondere o addolcire: la si deve proclamare apertamente nel rispetto e senza alcuna sfida. Gesù parla dei “piccoli” pensando ai maestri della legge del suo tempo che con il peso dell’autorità e il fascino del loro prestigio – ma anche con le loro minacce – dissuadevano i semplici, la gente del popolo dal seguirlo: con le loro molte idee stordivano i semplici e li disorientavano.

Si può essere di ostacolo alla fede (conoscenza di Dio e del suo modo di agire e per questo si aderisce) dei semplici e alla libertà della loro coscienza in molti modi: con discussioni che turbano, con riforme imposte-non spiegate, con una pastorale che li trascura (pastorale per pochi intimi, élite, i solo noi).

La nuova realtà che si presenta dal coronavirus ci deve rinforzare tralasciando i “suppellettili” che ci eravamo dati affidandoci solo alla tecnologia (cosa buona e importante per scoprire le meraviglie che sono nel creato). Intelligenza Artificiale bella scoperta che ci porterà su Marte e chi sa dove, ma dietro e prima c’è l’uomo, non si dà indipendente dagli uomini.

Il vangelo è per tutti, però suppone una retta coscienza, non essere dipendente di schiavitù fisica-psicologica-ideologica: popolo vuol dire insieme di uomini liberi, cioè che vivono la verità che conoscono e non solo perché possiedono altre persone o delle cose.

Carissimi, questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna (vita piena), voi che credete nel nome del Figlio di Dio.

Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto. 1Gv 5,13s

Grazie don Giuseppe

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