Comunicazioni alla conclusione della Messa Crismale

28 maggio 2020 – + Mario Delpini Arcivescovo di Milano

Comunicazioni alla conclusione della Messa Crismale (28 maggio 2020, in tempo di epidemia)

Desidero ringraziare tutti i presenti a questa Messa Crismale così strana e mandare un saluto affettuoso a tutti coloro che hanno assistito da casa. A tutti! In particolare ai catecumeni, ai cresimandi, ai candidati all’ordinazione presbiterale, ai malati che attendono la consolazione di Dio e la guarigione.

I preti hanno rinnovato le loro promesse. A tutti dico il mio grazie e la mia stima. Desidero giunga a tutti anche una benedizione e un conforto, specie a coloro che sono malati, a coloro che vivono come reclusi e che soffrono l’inattività e l’isolamento.

Non posso dimenticare in questo momento coloro che hanno lasciato il ministero e sempre ricordo come fratelli che restano partecipi dello stesso ordine sacro.

In questi mesi abbiamo subito un trauma: la tragedia talora fa emergere la verità delle persone e talora porta alla luce le fragilità. Io non sarei precipitoso nel valutare la nostra Chiesa a partire dal nostro comportamento in questo periodo né a partire dalle parole che circolano sui social. Quando si è travolti dalla spaventosa arroganza del male alcune reazioni possono essere eccessive, istintive, aggressive: dobbiamo aver pazienza con gli altri e anche con noi stessi. La verità di noi stessi deve venire alla luce non perché aggrediti dal male ma perché animati dallo Spirito di Dio che abita in noi. Dobbiamo anche aiutarci a vicenda con la correzione fraterna e il dialogo pacato e costruttivo.

Il tempo che stiamo vivendo può essere occasione per imparare dai nostri errori, per rimediare ai nostri limiti e per presentare il volto di una Chiesa nella ricchezza dei suoi doni. Quello che è successo è sconcertante e imprevisto: nessuno può avere ricette già collaudate per rispondere a tutte le domande. Dobbiamo cercarle insieme. 

Insieme vuol dire: tutti i figli di Dio nella diversità dei doni e delle responsabilità. Forse abbiamo dato un volto di Chiesa troppo clericale, con l’esposizione insistente dei preti e quasi solo dei preti nella trasmissione delle celebrazioni e attività diocesane e parrocchiali: si presenta ora l’occasione per una più evidente ed effettiva presenza e corresponsabilità di tutte le componenti del popolo cristiano.

Per tracciare la via per il futuro immediato, in particolare per l’estate, dobbiamo tener presente che siamo tenuti a rispettare le indicazioni delle autorità competenti per tutelare la salute di tutti.

Ora le autorità competenti hanno già indicato alcune possibilità praticabili per la ripresa dei momenti essenziali della vita delle comunità. Osservando le prescrizioni, possiamo celebrare l’Eucaristia, possiamo anche celebrare l’Eucaristia invitando adulti, adolescenti, ragazzi; possiamo convocare i consigli della comunità, possiamo radunare i giovani maggiorenni per la vita dei gruppi giovanili. Cominciamo a fare quello che è consentito: le nostre comunità ne hanno bisogno.

Quanto all’estate noi dobbiamo attendere le indicazioni delle autorità competenti: è inutile speculare e moltiplicare dichiarazioni, obiezioni e propositi, se non sono ancora definite e pubblicate le linee guida da applicare in Regione.

A me sembra che due punti siano acquisiti.

Il primo è che noi quest’anno non possiamo organizzare l’Oratorio Estivo. Non ci sono le condizioni per fare quello che abbiamo sempre fatto con tanta partecipazione dei ragazzi e gratitudine delle famiglie.

Il secondo è che noi non possiamo trascurare i ragazzi e gli adolescenti e far mancare a loro una proposta educativa di vita condivisa, di fede praticata, di giorni sereni. Si tratta di una sollecitudine per la formazione umana e cristiana delle giovani generazioni e non solo di un servizio sociale, che per altro non sarebbe estraneo alla pratica della carità della comunità cristiana.

Se non possiamo proporre l’oratorio estivo e non possiamo trascurare i ragazzi e gli adolescenti, che cosa dobbiamo fare? 

Io credo che dobbiamo raccogliere la sfida di inventare qualche cosa di inedito perché inediti sono la situazione e i vincoli che, presumibilmente, saranno posti dalle competenti autorità.

Qualche cosa di inedito: creato non dal singolo prete, ma dalla comunità cristiana, leggendo il territorio, le risorse disponibili e le condizioni da curare perché non ci siano trasgressioni delle normative.

Qualche cosa di inedito: che sia costruito con alleanza con altre istituzioni e risorse disponibili sul territorio.

Qualche cosa di inedito: che non si esponga temerariamente a responsabilità ma che non si lasci bloccare da infondati timori.

Qualche cosa di inedito. Noi ne siamo capaci!

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