Invisibile per amore

Carissimi, in quaresima e settimana santa e a partire dall’esperienza di Giobbe, ci siamo più volte soffermati sul “Silenzio di Dio”, che, lungi dall’essere un vuoto desolante, è invece dono d’Amore, di un Dio che non si impone e ci accompagna alla Verità di un Amore gratuito. Esce dal Silenzio per aprirci alla Sua Bellezza, per rientrare subito, in quel Silenzio che è la veste di tanta e Unica Bellezza.

Nel tempo di Pasqua, tempo simbolico del Crocifisso Risorto, lo stesso possiamo dire della Sua invisibilità. Nelle poche e brevi apparizioni di Gesù Risorto, si dice che “stette in mezzo”, cioè non che Gesù vada e venga, ma che si fa vedere dove già sta (lo stesso si può dire di Maria nelle Sue apparizioni, si fa vedere dove già sta, cioè in mezzo a noi).

Esce per poco dalla Sua invisibilità, come dal Silenzio, per aprire i primi amici e amiche, alla pienezza del Suo Amore Crocifisso, principio di vita eterna, per poi rientrare subito, perché l’invisibilità non è problema, ma dono di Dio, accompagnamento all’Amore autentico che vede finalmente l’altro totalmente soggetto e mai oggetto. Dopo che Gesù si è totalmente consegnato, facendosi mettere le mani addosso dagli uomini, ora nella Gloria è completamente soggetto, pienamente libero di venirci incontro per liberarci. Di fronte a Tommaso che vuole ancora mettere addosso le sue mani, il Signore si concede non per cedere alla sua pretesa, ma finalmente per liberarlo e liberarcene, tanto che sono davvero “beati coloro, che pur non avendo visto, credono”. L’evangelista Giovanni sa che, questi che non hanno visto, siamo tutti noi e quando scrive, ormai morta tutta la prima generazione di cristiani, era per tutti così. Ma Lui è invisibile per Amore, si nasconde per Amore, chiamandoci a quella Fede che Lo sceglie come Lui ci ha scelti: senza motivo e senza dimostrazioni. Non c’è Amore, o meglio non c’è “L’Amore”, senza Fede. Questo è in tutte le nostre relazioni, da quella con sé stessi a quella con l’Altro e gli altri. Non solo del Signore, ma anche di chi ci sta accanto e incontriamo, è più quello che non vediamo di quello che vediamo. E’ necessario stare di fronte all’altro con un atto di Fede, credendo che in te e in me, c’è molto e altro di più di ciò che appare. Soprattutto quando ci appare il negativo dell’altro e di noi stessi, noi tenderemmo ad oggettivare l’altro, riducendolo a quella parte che vediamo. Rispetto a Dio questa è l’idolatria. Credere nell’altro, significa rimanere aperti al Mistero che siamo, che è, sapendo che c’è tutto un cammino per crescere in una visione sempre più autentica e completa, stando davanti all’altro sempre più come il Soggetto che è, la persona che è, e non l’oggetto a cui avremmo pensato di ridurlo. E’ per l’altro, è per Dio e per noi stessi. Una visione che sarà piena solo nella Vita Risorta, beatifica appunto. La Fede a cui siamo chiamati, ci invita ad aprirci alla continua scoperta della autenticità dell’altro e di noi, tanto da dire che è soprattutto il Signore che “crede in noi”, che non smette di sapere e sperare, che ognuno di noi lo possa sorprendere nello svelarsi e realizzare il compito della vita, sviluppando la bellezza del nostro esserci. Lui crede in noi, ci è venuto incontro per chiamarci alla Vita, perché credendo in Lui, crediamo in noi e negli altri, spinti a creare quel capolavoro, quel Soggetto, unico e solamente nostro, capace di sorprendere addirittura il Signore, perché nessuno l’ha ancora visto, perché era solo nel seme, ma finalmente nasce, rinasce, fino alla pienezza della Vita Risorta, totalmente liberata da ogni riduzione oggettivante nostra e degli altri.

Noi e Lui. In tutta la nostra Unica Bellezza. Compimento della Pasqua.

don Davide

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